A volte il mondo dei prestiti e della politica si intreccia in maniera “inesorabile”, e nella maggior parte dei casi a farne le spese siamo noi contribuenti. E’ quello che è successo con il crack, qualche mese fa, della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. In cima agli istituti di credito c’erano Vincenzo Consoli, per 18 anni in Veneto Banca, e Luigi Zonin, per 19 anni nella Popolare vicentina. Il problema principale delle due banche sta nei prestiti che sono stati concessi, nel corso degli anni, ad amici senza che venissero fatte delle valutazioni obiettive prima. Tali finanziamenti sono diventati, mese dopo mese, delle sofferenze bancarie che hanno eroso il capitale delle banche in questione.

Il punto è che non si trattava di semplici prestiti personali, come può essere una cessione del quinto o un prestito con cessione a un dipendente o un pensionato, ma finanziamenti di grande importanza. Secondo Repubblica, Veneto Banca ha prestato denaro ad Alitalia (che sappiamo essere in crisi), a Boscolo e alla Lotto sport, tra le altre. Fidi importanti sono andati anche ai politici, tra cui l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan e Denis Verdini.

Per questo che riguarda, invece, la Popolare di Vicenza, tra i finanziamenti concessi troviamo nomi come i fratelli Ravazzolo, Ambrogio Dalla Rovere, Piergiorgio Cattelan e Francesco Rigon. A Roma nuovi clienti diventare il gruppo Degennaro e quello Marchini.

Veneto Banca è stata controllata dalla Banca d’Italia, ma solamente nel 2013. Secondo i risultati dell’ispezione, alla fine ci saranno incagli che porteranno a 96 milioni di euro di perdite nel 2013, e ben 968 milioni nel 2014. Nel 2015 arriva anche l’ispezione da parte della Consob, poi a febbraio la procura di Roma pone fine all’era Consoli.

La Popolare di Vicenza, invece, è stata fermata solo da un controllo da parte della Bce, effettuato nel 2015, che aveva notate come i 750 milioni di perdite del 2014 fossero eccessive.

Ci troviamo, oggi, in una situazione paradossale: benché le operazioni siano state effettivamente “azzardate”, per usare un eufemismo, alla fine dei conti, il conto (scusate il gioco di parole) toccherà pagarlo ai contribuenti.

D’altronde, in Italia (ma anche altrove) succede sempre così: chi ingarbuglia le cose, a volte, non è colui il quale viene poi chiamato a risolverle.

Cosa succederà, adesso? Chi era cliente di Veneto Banca o della Popolare di Vicenza si è trovato con un bel grattacapo da risolvere, tutti gli altri si potrebbero trovare con dei conti non voluti, anche perché in qualche modo bisognerà pagare i debiti, il che potrebbe voler significare l’intervento dello stato, ergo soldi che si sarebbero potuti usare per altri obiettivi.