Che qualcuno voglia “approfittare” ancora del gioco, oltretutto per agire illegalmente, ci sembra veramente troppo. Ma, in effetti, c’é chi commette reati e poi lo imputa al disagio di essere affetto dal gioco d’azzardo patologico (più noto come GAP) oppure di dover giocare al casino online compulsivamente e questo non può, naturalmente, raccogliere il consenso di chi ama, anche un poco, il mondo del gioco.

Non ci si può in realtà “nascondere” dietro un disagio per dare spazio e modo a ciò che si fa, ben coscientemente, in modo illecito.
Giusto, quindi che un esame congiunto delle motivazioni di due sentenze di merito, permetta di affermare che sia il Tribunale che la Corte di Appello, con giudizio insindacabile in quanto privo di elementi di illogicità, hanno escluso che possa esistere alcun nesso tra la condotta illegale commessa ed il disturbo di una personalità colpita dal vizio compulsivo del gioco.

A questo punto si troverebbe in quasi tutti i reati un nesso con un qualsivoglia disturbo e tutti… sarebbero assolti poiché convolti in reati, “contro la loro volontà”, ma solo sospinti dal disagio. Quindi, in virtù delle considerazioni sopra elencati la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo contro la condanna per i reati di tentata rapina aggravata e lesioni personali che venivano da lui collegate al proprio disturbo della personalità causato da vizio compulsivo per il gioco.

Forse, ancor meglio della Corte di Cassazione, il Tribunale aveva argomentato la propria sentenza, asserendo che ogni reato contro il patrimonio, in astratto ovviamente, potrebbe essere collegato a questo disturbo, ma non specificatamente in questa situazione. E questo perché, nell’interrogatorio di garanzia, l’imputato stesso aveva concentrato la sua confessione più sulla violenza del gesto, piuttosto che sul fine di ottenere danaro dalla vittima per giocare d’azzardo nei casino online, considerando e rapportando la pericolosa aggressione ad un impulso “di autopunizione” sganciato dal disturbo della personalità. Il giudizio della Corte d’Appello era stato, quindi, guidato dalla condivisione di questo stesso concetto espresso anche nella motivazione del Tribunale nella quale nell’assolvere il correo del ricorrente aveva sottolineato come lo stesso non avesse concordato con il co-imputato la rapina, dimostrando con questo che l’impulso illecito era stato probabilmente dettato più dalla violenza e dalla voglia di far del male alla persona offesa nel suo fisico, piuttosto che per ottenere quattrini con il fine di poterli utilizzare per giocare.

Al rigetto del ricorso e con questa decisione segue la condanna del ricorrente anche alle spese processuali. Questa sentenza della Corte di Cassazione é già la seconda che ha escluso il nesso eziologico tra la sussistenza di un disturbo di abuso del gioco e la commissione di reati e questo vorrà pur dire qualche cosa… Bisogna, quindi, tenere ben presente che non si possono “sfruttare” in modo così pedestre le dipendenze, qualunque queste siano: non possono condurre certamente a commettere crimini o violenze.

Quello fa parte del proprio modo di essere, di comportarsi e di esistere: il gioco non potrà mai essere conduttore negativo della vita di una persona verso gli altri, piuttosto purtroppo a volte é conduttore di distruzione, ma verso sé stessi.