Totò Riina è morto questa notte a Parma all’età di 87 anni: era da 24 in carcere a scontare 26 ergastoli.

Era detenuto nel carcere di Parma dal 1993 per il “41 bis”, ma stanotte è morto all’età di 87 anni: stiamo parlando di Totò Riina, il boss corleonese che stava scontando 26 ergastoli (tra questi, anche quello relativo alla strage di Capaci del 1992).

Ma chi era Totò Riina? Tommaso Buscetta lo descriveva come un uomo feroce, una belva che però era anche un personaggio potente: per queste “qualità” era diventato a poco a poco il capo dei capi. Per arrivare ad avere quel ruolo aveva iniziato conflitti, ordinato esecuzioni, sfidato lo Stato ripetutamente ed eliminato i suoi uomini e simboli.

Aveva iniziato la sua scalata al vertice mafioso negli anni ’60, insieme ad un altro uomo potentissimo, ovvero Bernardo Provenzano. Nel 1978 uno dei momenti più importanti della sua carriera: la deposizione di Gaetano Badalamenti come capo della “commissione” di Cosa Nostra. Di lì a poco tutti gli uomini della vecchia guardia corleonese sarebbero stati eliminati.

Tra il 1981 e il 1983 furono uccise più di mille persone, quasi tutti loro avversari. Ecco le parole di Gaspare Mutolo, collaboratore di giustizia, a proposito di quegli anni: “A Palermo c’è stata solo questa strategia del terrore di Riina. Eravamo arrivati al punto che avevamo paura di parlare anche fra amici perché ci si guardava e si pensava: quello non c’è ma sente tutto“.

Insieme alla scalata alla mafia siciliana, Riina iniziò anche la sua personale sfida allo Stato e a tutti quegli uomini che rappresentavano una minaccia per Cosa Nostra: magistrati, giornalisti, investigatori, medici, superprefetti, furono tutti uccisi brutalmente. Tra i più famosi, solo per citarne alcuni, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà e Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Fino alle grandi stragi che colpirono Giovanni Falcone prima e Paolo Borsellino poi. Una storia di terrore, che oggi ha avuto il suo atto finale.