Confindustria alza le stime sul Pil a fine anno, ma il vero problema sono i giovani

Una buona e una cattiva notizia per l’Italia arrivano da Confindustria: l’associazione degli industriali ha analizzato la situazione del nostro paese, con la premessa che l’andamento economico generale sta migliorando. Secondo gli esperti del Csc, il Centro studi di viale dell’Astronomia, il 2017 si chiuderà con una crescita del Pil intorno all’1,5 %.

Inoltre gli economisti hanno anche sottolineato come sia migliorato il mercato del lavoro, che nel corso di questi mesi ha recuperato almeno un milione di posti. Non male vero? Si può esultare anche perchè le stime potrebbero anche essere prudenti: una legge di Bilancio ad esempio innescherebbe un circolo virtuoso già tangibile in questi mesi.

A tal proposito ieri Vincenzo Boccia, leader degli industriali, ha mandato un messaggio nemmeno troppo velato al Governo: “Non ci si possono permettere errori, altrimenti si rischiano tre passi indietro“. Certo, strafalcioni non ne sono ammessi più, specialmente in un momento in cui la fase critica sembra passata, ma i livelli pre-crisi sono ancora lontani, come ribadito sempre da Confindustria: “A fine 2018 il Pil recupererà il terreno perduto con la seconda recessione (2011-2013), ma sarà ancora del 4,7% inferiore al massimo toccato nel 2008“.

Veniamo però alle note dolenti: è pur vero che l’occupazione generale nel 2017 è salita dell’1,1%, sono stati cioè recuperati un milioni di posti di lavoro, ma ci sono tantissime persone a cui manca lavoro in tutto o in parte (7,7 milioni di disoccupati). Il dato più preoccupante è però quello legato ai giovani: la bassa occupazione giovanile è il vero problema italiano, sia a livello economico che sociale.

Per gli economisti di Confindustria “l’inadeguato livello dell’occupazione giovanile sta producendo gravi conseguenze permanenti sulla società e sull’economia dell’Italia, sotto forma di depauperamento de capitale sociale e del capitale umano: si tratta di una emergenza, un doppio spreco per il Paese che si traduce in abbassamento del potenziale di crescita e vanifica in parte il potenziale delle riforme strutturali faticosamente realizzate“.

La fuga dei più giovani, che trovano lavoro all’estero, produce mediamente una perdita di 14 miliardi di euro l’anno. Un’enormità, e il dato è in costante aumento. Insomma, la strada per uscire dal tunnel è lunga e tortuosa ma finalmente pare si veda la luce.