L’affaire Catalogna non trova soluzioni: le prossime 48 ore saranno decisive per tutta la Spagna

I prossimi due giorni saranno fondamentali per capire la direzione che prenderà la situazione in Spagna: domani infatti il presidente catalano Puigdemont parlerà e se dovesse confermare la linea dell’indipendenza catalana, da Madrid – attraverso le parole di Soraya Saenz de Santamaria – promettono che la cosa “non rimarrà senza risposta”.

La verità è che in questo momento la soluzione alla crisi che ha colpito la nazione iberica non si intravede nemmeno all’orizzonte: Madrid ha di fatto ufficialmente dato l’ultimo diktat al parlamento catalano, che a sua volta sembra non voler indietreggiare di un centimetro.

Intanto nella giornata di ieri gli unionisti a Barcellona erano un milione, tutti a protestare contro i piani di Puigdemont: una risposta importante da parte di metà della Catalogna, che vuole restare dunque unita alla Spagna.

Il presidente catalano però sembra essere di un altro avviso: “La dichiarazione di indipendenza è prevista dalla legge del referendum come applicazione dei risultati: applicheremo quanto dice la legge“. L’opposizione teme che Puigdemont possa dichiarare unilateralmente l’indipendenza, come testimonia un altro su virgolettato: “Noi abbiamo aperto la porta alla mediazione, noi abbiamo detto di “sì” a tutte le possibilità di mediazione che ci sono state presentate. I giorni passano e se lo stato spagnolo non rispondesse in modo positivo, noi faremo quello per cui siamo qui“.

Rajoy, il leader spagnolo il cui comportamento è stato ampiamente criticato da entrambe le parti, ha rilasciato proprio oggi le seguenti dichiarazioni: “La Spagna non si dividerà, e sarà preservata l’unità nazionale. Faremo tutto quanto ci consente la legge per garantirlo“.

Strasburgo però chiede che vengano fatte le inchieste sulla condotta della polizia spagnola durante le ore del voto. A richiederle espressamente è Nils Muiznieks, commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa: egli afferma di aver ricevuto “rapporti su un uso sproporzionato della forza da parte della polizia su manifestanti pacifici e persone che conducevano azioni di resistenza passiva sia attorno che all’interno dei luoghi dove erano in corso le votazioni“.

Secondo Juan Ignazio Zoido Alvarez, ministro degli Interni, la polizia avrebbe: “seguendo le istruzioni della magistratura, hanno agito con prudenza, in modo appropriato e proporzionale al fine di assicurare il rispetto della legge e la protezione dei diritti e delle libertà di tutti i cittadini“.