Come gli operai, gli studenti scendono in piazza in tuta blu per protestare contro le degenerazioni dell’alternanza scuola-lavoro

Gli studenti tornano in piazza, e lo fanno in tuta blu, come a dire “non siamo operai senza paga, nè tirocinanti senza diritti. Siamo studenti”. In 70 piazze italiane questa mattina in migliaia hanno protestato contro l’Alternanza scuola lavoro, ma anche contro il degrado degli edifici scolastici, le borse di studio negate e le scarse risorse per la ricerca.

Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli studenti, ha commentato così la situazione: “Chiediamo al ministero dell’Istruzione che fine abbia fatto lo statuto delle studentesse e degli studenti in Alternanza scuola lavoro e il codice etico per le aziende. Viviamo sulla nostra pelle i disagi di questo modello di Alternanza. Siamo studenti, non merce nelle mani delle aziende“.

Negli ultimi due anni, cioè da quando l’Alternanza scuola lavoro è diventata legge, le denunce degli studenti a proposito di degenerazioni della stessa sono state diverse: l’ultimo caso ha riguardato un diciassettenne che si è fratturato una tibia per via di un muletto che si è ribaltato mentre lavorava in un’azienda nautica di La Spezia.

Martina Carpani, coordinatrice nazionale della Rete della Conoscenza, ha dichiarato: “Le risorse regalate alle aziende con gli sgravi fiscali vanno investite per un’istruzione gratuita e di qualità. La scuola e l’università non devono essere asservite al profitto, semmai devono cambiare il mondo del lavoro“.

Anche Gianmarco Manfreda, della Rete degli studenti, riflette sull’istituto e su come si è concretizzato nel corso di questo biennio: “Da un lato abbiamo le scuole che, su uno sforzo basato sulla volontà dei professori, provano ad attrezzarsi cercando di assicurare la presenza dei tutor scolastici, anche se solo nel 50 per cento dei casi, appunto, competente. Dall’altro abbiamo un mondo del lavoro che fatica a vedere nell’investimento in formazione una risorsa per l’impresa e per il Paese“.

C’è una percentuale che fa sicuramente specie: il 51 % degli studenti intervistati ha dichiarato che ha svolto l’alternanza fuori dall’orario scolastico. Alcuni addirittura hanno speso soli per raggiungere la sede dell’azienda indicata.