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Fini il traditore si è tradito

Aggregato il 03 dicembre 2009

Le frasi colloquiali di Fini captate a microfoni (semi) spenti in realtà non aggiungono nulla di nuovo al dibattito politico; sono la replica – certamente più irriverente e brutale – delle tante dichiarazioni pubbliche rilasciate negli ultimi mesi dal Presidente della Camera. L’unica parte decisamente inquietante è quel riferimento alla “bomba atomica” pronta a deflagrare in seguito alle “rivelazioni” del pentito Spatuzza. Fini sembra quasi auspicare l’esplosione; e in ogni caso il suo accenno è accompagnato da agghiaccianti sorrisini di intesa con un magistrato. Dunque, il Cavaliere ha tutte le ragioni per preoccuparsi della reale fedeltà dell’alleato e co-fondatore del PDL. I due, a dire il vero, non si sono mai amati, ma l’intesa ha sempre resistito alle intemperie più burrascose. Oggi invece assistiamo ad un allontanamento nettissimo, ad un gelo profondo, ad una rottura pressocchè definitiva ed irrecuperabile, a cui manca solo l’ufficialità dell’espulsione di Fini e finiani dal PDL. In effetti, sarebbe stato ancora possibile assorbire e contenere le affermazioni del Presidente della Camera sulla leadership del partito, giudicata vieppiù monarchica e poco liberale. Considerazioni nette, piuttosto acide, ma senz’altro accettabili, e non prive di qualche fondamento. Gli accenni a Spatuzza, alla bomba atomica, alla mafia, alle inchieste giudiziarie, invece, costituiscono agli occhi di Berlusconi e della stragrande maggioranza dell’elettorato di centrodestra un indizio, ormai concreto, di tradimento, di intesa con il nemico. Ora, Berlusconi può essere contestato su più fronti, ma metterne in dubbio la legittimità come capo di partito e di governo è un peccato mortale. Operare per la sua totale delegittimazione, o sperarlo nel profondo del cuore, significa essenzialmente tradire il mandato elettorale, macchinare per il sovvertimento del voto popolare, distruggere il Popolo della Libertà. Fini ha commesso in questo senso un gravissimo errore, una leggerezza fatale. Le affannate difese dei finiani e del Secolo d’Italia non servono più a nulla. Fini si è posto fuori dal PDL da solo, non c’è bisogno di un atto ufficiale. L’intervento a Ballarò, che poteva riconcilare le anime del partito, ha gettato altra benzina sul fuoco, perchè si è trattato di un intervento piuttosto arrogante (era davvero necessario rinfacciare a Bondi il suo passato nel PCI? Queste frasi servono davvero a rasserenare il clima?), comunque ben lontano dal chiarimento richiesto. Ad ogni modo, intendiamoci: non si arriverà alle elezioni anticipate, non accadrà nulla. Fini resterà sullo scranno della Presidenza, e Berlusconi continuerà a seguire la strategia del silenzio (gelido). Ma ormai qualcosa si è rotto, per sempre.

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